I racconti di Guy de Maupassant: La signorina Fifì

La signorina Fifì (titolo originale Madame Fifì) compare per la prima volta nel 1882 sul Gil Blas e, nello stesso anno, viene inserito nella raccolta omonima Madame Fifì.

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La signorina Fifì: trama

Siamo nel 1870 e la Francia è stata messa in ginocchio dalla Prussia.
Una truppa occupante, composta dal maggiore conte Falsberg; dal capitano il barone von Kelweingstein; dal luogotenente Otto von Grossling e dai sottotenenti Fritz Scheunaubourg e il marchese Wilhem d’Eyrik (quest’ultimo soprannominato signorina Fifì per il suo aspetto civettuolo e per l’abitudine di disprezzare ogni cosa con l’espressione francese ‘fi, fi. donc’), staziona presso il castello di Uville ormai da tre mesi.

Le giornate degli uomini trascorrono all’insegna della noia e della baldoria, mangiando, bevendo e distruggendo tutto ciò che è presente nel castello.
Ma l’esigenza di avere degli incontri ravvicinati con il gentil sesso si fa prepotente. Così, con il consenso del maggiore, gli ufficiali decidono di organizzare una festa con delle prostitute del luogo.

Cinque donne, scelte con cura da un amico del capitano, vengono fatte accomodare nella sala da pranzo. Alla signorina Fifì spetta la più giovane, l’ebrea Rachel.
Se in un primo momento i commensali bevono allegramente, le cose cambiano quando Fifì propone dei brindisi che ostentano la vittoria della Prussia sulla Francia. Già di malumore per le molestie subìte durante la cena, Rachel, prostituta estremamente patriottica, pianta un coltello nella gola del marchese, uccidendolo.

Alla ragazza non rimane altro da fare che scappare. Gli ufficiali, furiosi per la morte di Fifì, la inseguono senza, però, riuscire ad acciuffarla.
Con l’aiuto del parroco, la giovane trova asilo nel campanile e, dopo la partenza delle truppe tedesche, riesce a raggiungere la vecchia casa di tolleranza.

Più avanti un uomo si innamora di lei e decide di sposarla. D’altronde Rachel, ormai da tempo, si è guadagnata il rispetto di tutti per il suo coraggio.

Tra prostitute e guerra: brevi riflessioni

Il buon Maupassant torna a raccontarci di prostitute e di guerra. Già altre volte, infatti, abbiamo avuto modo di affrontare queste tematiche grazie a racconti come Palla di sego e La cena dell’Epifania.
Ciononostante, la penna francese riesce a regalarci una historiette originale, intensa e non priva (come tutti i suoi racconti) di messaggi.

L’autore continua a sottolineare la grande inutilità della guerra e dei suoi effetti disastrosi. Ma non solo, ripropone anche l’insensatezza delle barriere sociali.
Rachel è per tutti una prostituta, una donna oggetto. Ma la ragazza, nonostante tutto, alimenta un profondo sentimento di devozione verso la sua patria, la stessa patria che la vede e la tratta come una merce. E quando decide di porre fine alla vita del nemico, diventa subito una eroina protetta addirittura dal prete e fatta sposa da un uomo che s’innamora del suo patriottismo.

Non c’è da meravigliarsi; la guerra, in fondo, funziona così. È un gioco complicato che scombina, rimescola, rende vinti i forti e forti i deboli, amici i nemici, nemici gli amici e gli assassini eroi.
E gli uomini che fanno? Gli uomini sono felici di galleggiare in questo guazzabuglio perché è nella nostra natura scombinare, rimescolare, condannare, assolvere. E quando siamo particolarmente ispirati dalla fantasia, troviamo anche la giustificazione a tutto questo ‘fare caos’… per esempio il patriottismo!

Marilisa Pendino

Ascoltate la storia della signorina Fifì e di Rachel

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