Yu Hua: “IL SETTIMO GIORNO”, i sentimenti oltre la vita

Per la recensione di oggi voliamo dall’altra parte del modo, più precisamente in Cina. Parleremo de Il settimo giorno (titolo originale: 第七天 – di qui tian), romanzo satirico dello scrittore cinese Yu Hua. In lingua originale è stato pubblicato nel 2013. In Italia è stato tradotto da Silvia Pozzi ed edito nel 2017 da Feltrinelli.

La trama

La storia è ambientata in Cina. Il protagonista, Yang Fei, si sveglia e scopre di essere morto. È in ritardo per la sua cremazione e deve correre alla camera ardente, quindi si prepara in fretta. Giunto lì scopre che nessuno dei suoi conoscenti ancora in vita sa della sua morte, per cui non è stata preparata una tomba per lui. Poiché nessuno porta il lutto, lui stesso indossa la fascia funebre. In Cina le persone che hanno perso i propri cari indossano una fascia nera di stoffa sul braccio durante il periodo di lutto.

Dal momento che il protagonista non può avere una degna sepoltura, non può neanche farsi cremare. Quindi esce dalla camera ardente e si ritrova a fluttuare come un fantasma per la città. Da qui inizia un viaggio di sette giorni nel ricordo in cui scoprirà come e perché è morto e ripercorrerà i momenti più importanti della sua vita. Dalla storia vissuta con l’ex moglie all’amore che prova per il padre. Fino ad arrivare in un luogo chiamato “terra di chi non ha sepoltura” dove vivono gli scheletri delle persone morte che non possono essere sepolte perché senza tomba.

La scelta del numero sette per l’autore non è un caso, in quanto si tratta di un numero sacro per il buddhismo. Rappresenta anche il numero di giorni della creazione nella religione Cristina e nel libro è citato anche un passo tratto dalla Genesi.

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Le tematiche della Cina contemporanea

Yu Hua in questo romanzo ha voluto rappresentare la società della Cina contemporanea attraverso una satira. Sono quindi presenti varie tematiche attuali. Queste tematiche sono riportate nei racconti dei morti che il protagonista incontra nel suo viaggio nell’aldilà.

La prima è quella della disuguaglianza sociale. Nella società di oggi le persone non sono uguali né in vita e neanche da morti. Yang Fei giunto alla camera ardente deve aspettare il suo turno per la cremazione in una grande sala d’aspetto. Si accomoda su delle ordinarie sedie di plastica, mentre dall’altro lato della sala sono presenti delle poltrone in cui siedono i morti ricchi. Vestiti con i loro migliori abiti, si vantano delle loro maestose tombe. Vi è anche la presenza di una zona per i super vip, ovvero per quelli che oltre ad avere molto denaro hanno anche il potere. In questo modo l’autore mette in evidenza l’enorme disuguaglianza sociale presente in Cina.

Altro tema è quello della censura. Viene raccontato un episodio dell’esplosione di un centro commerciale. Tutti intuiscono che molte persone sono rimaste vittime dell’incidente, ma i dati ufficiali indicano pochissimi morti e qualche ferito. Il protagonista scopre la verità incontrando gli scheletri delle vittime nella terra di chi non ha sepoltura. Si tratta di una denuncia, da parte dell’autore, a chi ha il potere di occultare e modificare i fatti accaduti nella società per tenere buoni gli animi dei cittadini.

Commovente è, invece, la storia che riguarda le demolizioni forzate. In Cina per un periodo sono stati demoliti illegalmente tanti palazzi. Molte persone hanno perso la loro casa mentre altre, non riuscendo ad abbandonare in tempo l’appartamento, hanno perso la vita. In questo contesto l’autore inserisce la storia di una bambina che ha perso i suoi genitori e rimane seduta ignara dell’accaduto a fare i compiti sulle macerie del palazzo demolito in attesa del loro ritorno.

Cosa ne penso

Il settimo giorno è una grande satira alla società nel modo più sincero senza sconti. Rappresenta in primis le tematiche presenti nella società cinese contemporanea, ma riconducibili anche agli occidentali.

In questa storia tutti i personaggi hanno il loro giusto spazio diventando a volte protagonisti essi stessi. Ognuno di loro ha una storia da raccontare. Tutto quello che hanno fatto ha uno scopo. L’ex moglie lascia Yang Fei per ottenere una carriera migliore. Significativa è anche l’assurda storia di Topina che si suicida perché non è riuscita ad avere il cellulare costoso che tanto desiderava. Tutte azioni dettate dalla realtà consumistica di oggi.

Nel retroscena di queste vicende però ci sono delle persone che nonostante tutto hanno dei sentimenti e soffrono per quello che accaduto. Accanto alla narrazione di eventi spiacevoli sono affiancati momenti dolci proprio a rappresentare il lato umano e la solidarietà tra le persone che continua ad esserci. È una storia che vuole lodare la vita e trasmettere il messaggio che essa va vissuta interamente con amore.

Yu Hua ha una scrittura satirica divertente, ma allo stesso tempo pungente. Consiglio questo romanzo a tutti e soprattutto a chi ama la satira e le storie vere e crude.

L’autore Yu Hua

Note sull’autore

Yu Hua è nato ad Hangzhou, in Cina. È considerato uno dei migliori scrittori cinesi della nuova generazione. In Italia ha vinto vari premi letterari. Oltre a Il settimo giorno, il suo romanzo più recente, altri suoi titoli tradotti in italiano sono: Torture (1997), Cronache di un venditore di sangue (1999), Vivere! (1997), L’eco della pioggia (1998), Cronache di un venditore di sangue (1999), Brothers (2008), Le cose del mondo sono fumo (2004), Arricchirsi è glorioso (2009) e La Cina in dieci parole (2010).

Lisa Frisco

Il settimo giorno

Autore: Yu Hua
Casa editrice [edizione letta]: Feltrinelli Editore
Anno: 2017
pp. 192

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