Nudi e Crudi, Bennett e la ricchezza dei rapporti umani

Nudi e Crudi (titolo originale: The Clothes They Stood Up In) di Alan Bennett è apparso per la prima volta nel 1996 sulla London Review of Books. La versione italiana, invece, esce per i tipi di Adelphi nel 2001.

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Nudi e Crudi: trama

I coniugi Ransome sono straordinariamente ordinari; una coppia come se ne trovano tante a Londra. Avvocato pignolo lui e moglie rassegnata lei, entrambi sono i protagonisti di giornate fatte di sterili abitudini, lunghi silenzi e poca intimità. Non hanno figli, non hanno rapporti di buon vicinato e non si chiamano per nome; la loro è una relazione basata sulla solitudine che, giorno dopo giorno, si regalano vicendevolmente. Eppure, un evento tanto improvviso quanto bizzarro trasforma questa disutile vita coniugale per sempre.
Al ritorno dal teatro, infatti, i Ransome scoprono che la loro casa è stata svaligiata. In effetti, è stata più che svaligiata… è svanita nel nulla! Tutto perso: mobili, moquette, vestiti, carta igienica, perfino il forno con lo sformato lasciato a cuocere a 180°. Ma cosa vuol dire tutto questo? Come fa una casa a scomparire?

Nudi e Crudi
Alan Bennett

Dopo una prima fase di comprensibile sbigottimento, la coppia tenta di ricostruire quel luogo accogliente chiamato casa. Ma le numerose difficoltà e i buffi tentativi di una innaturale complicità, consente loro di leggersi fino in fondo come non hanno mai fatto, cambiandoli completamente. E Mentre il Signor Ransome si convince sempre più di essere la povera vittima di uno scherzo di pessimo gusto, la verità pian piano viene a galla, andando oltre ogni immaginazione e conducendo il lettore verso un finale inaspettato.

La strana coppia!

Che strana coppia! Questa è la prima cosa che si può pensare dei Ransome. Cosa spinge le persone a stare insieme?
Marito e moglie sono spenti, vuoti e da anni non hanno più nulla da offrire e da ricevere. Ma c’è ancora qualcosa che li tiene uniti: la casa. I Ransome hanno imparato a scandire la vita secondo meticolosi ritmi e abitudini saldamente legati alla casa e al suo contenuto.

Quando tornava a casa dallo studio Mr. Ransome faceva sempre il bagno, poi cenava. E dopo cena faceva un altro bagno, questa volta in Mozart. […] Normalmente Mr. Ransome non condivideva il bagno serale con nessuno, giacché Mozart gli arrivava personalizzato tramite una cuffia e un sofisticato impianto stereo scrupolosamente equalizzato, che Mrs. Ransome non poteva toccare per nessun motivo.

p. 9

La dimora, spesso luogo di condivisione e amore, diventa qui lo strumento che separa (ancora di più) l’esistenza di due persone che, non sapendo più come viversi, abitano individualmente spazi comuni dai muri di segreti; tanto vicini ma sempre lontano come due parallele che non si toccano mai. E quando l’abitazione viene spogliata di ogni bene, la loro vuota quotidianità si riempie di una affollata intimità, ritrovandosi senza più averi e colmi di loro stessi.

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La ricchezza dei rapporti umani

La costruzione e l’evoluzione dei personaggi è sorprendente. Tutte le manie, le insicurezze e l’umanità dei protagonisti emergono con scrupolosa precisione. Nelle prime pagine, la figura del Signor Ransome è principale, quasi prepotente; mentre quella della moglie è tenuta un po’ in ombra, nascosta. Ma la penna di Bennett non finisce di sbalordire e, dopo il furto, tutto cambia.
L’equilibrio dell’avvocato pedante e sicuro di sé viene messo in crisi. La Signora Ransome, invece, prende il controllo della propria vita, riuscendo anche a rileggere in chiave comica l’evento che li ha colpiti. Esce, scopre il buon sapore del nuovo, si butta nella difficile arte delle relazioni sociali e inizia la ancora più difficile pratica del mettersi nei panni del prossimo; come il titolo originale suggerisce.

E all’interno di un involucro dalle vaghe forme zen, Bennett ripone una storia assurda e perfidamente reale che condanna ogni materialismo e ogni superfluità, richiamando l’attenzione alla ricchezza dei rapporti umani.
Non mancano di certo le tinte umoristiche, ma se qualcuno si aspetta il lieto fine forse rimarrà deluso… o forse no! Quel che è certo è che il categorico punto viene messo a chiusura di un finale sorprendente e non necessariamente drammatico.

Nudi e Crudi a teatro

Nudi e Crudi: curiosità

Da Nudi e Crudi, così come da tanti altri testi di Bennett, nascono diversi adattamenti teatrali. In Italia è nota la versione diretta da Serena Sinigaglia con Maria Amelia Monti, Paolo Calabresi e Nicola Sorrenti (2016).

Marilisa Pendino

Nudi e Crudi

Autore: Alan Bennett
Casa editrice: Adelphi
Anno (edizione letta): 2008
pp. 95

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