Day Hospital di Valerio Evangelisti – Un racconto lucido sull’esperienza del cancro

“Il testo che segue non è di fantasia”. No, non è assolutamente una fantasia.
Come non è neanche un caso che io mi sia imbattuta in questo libro in questo periodo della mia vita. Chi mi conosce sa quanto poco io creda nelle coincidenze. Non è una coincidenza averlo trovato in un momento in cui mi sono trovata ad accogliere le paure tacite, le angosce che provava una persona a me vicina. E non capirle a pieno; poterle solo immaginare – complice anche una buona dose di silenzio-. Paure e angosce che – per fortuna, mi sento di sottolineare- non mi appartengono; forse per presunzione di empatia ho voluto che mi appartenessero.
Sì, scrivo recensioni -o, almeno, ci provo!- ; ma non amo definirle così. Io “racconto” un libro che già si racconta da sé; e racconto un libro solo quando questo decide di legarsi in qualche modo a me. Ed è quello che Day Hospital di Valerio Evangelisti ha fatto: ha bussato alle porte di una persona piena di dubbi, è entrato e ha detto: “ora siediti e ascolta. Voglio spiegarti un paio di cose”.

Day Hospital Valerio Evangelisti

Leggi anche: Psicoanalisi: ‘La speranza che abbiamo di durare’, di Emilio Masina

Day Hospital: l’autore

Valerio Evangelisti, classe 1952, nasce a Bologna. Qui prosegue i suoi studi che culminano in una laurea in Scienze politiche. Nel 1990 inizia l’esperienza da scrittore con dei saggi storici. Successivamente prende la decisione di dedicarsi alla narrativa, raggiungendo la notorietà con la vincita nel 1993 del Premio Urania grazie al romanzo Nicolas Eymerich, inquisitore, pubblicato l’anno successivo da Mondadori. Ottiene premi e riconoscimenti anche all’estero, nell’ambito della letteratura fantastica e di fantascienza, come ad esempio il Grand Prix de l’Imaginaire nel 1998 o il Prix Tour Eiffel nel 1999. Diventa editore di Carmilla, rivista inizialmente cartacea che si evolve successivamente nella versione digitale Carmilla Online.
Nel 2009 gli viene diagnosticato un linfoma non Hodgkin. L’esperienza vissuta lo porta a scrivere Day Hospital, pubblicato per la prima volta nel 2011, all’interno della collana Inediti d’Autore del Corriere della Sera.


Complicato per natura

“Non credo che l’esperienza del cancro vada nascosta. Non penso nemmeno che si presti a diventare un sottogenere letterario. (…) Non si troveranno, dunque, riflessioni particolarmente profonde, né consigli per chi dovesse affrontare la stessa esperienza. Dipende dal carattere di ciascuno.”

Evangelisti decide di precisare fin da subito l’entità dell’opera. È un racconto d’esperienza di vita. Basta. È il semplice racconto di una storia non semplice. Perché il cancro è complicato per natura: è complicato sul nascere; nella sua evoluzione; al momento della diagnosi; è complicata la terapia. Complica definitivamente la vita che decide di fastidiare.
Queste complicanze ci vengono esposte durante la lettura. È questa una storia che inizia come molte, come tutte le storie ad essa simili, forse: la scoperta per caso. Ed è proprio questa casualità a dare inizio allo stordimento, allo stravolgimento della vita. Una visita odontoiatrica che scombussola tutto; sancisce l’inizio di una serie di visite, di una sfilza di controlli, analisi, esami che purtroppo non smentiscono ma confermano.
Poi le chemio.

Leggi anche: Elena Ferrante: ‘I giorni dell’abbandono’, il coraggio di rialzarsi

Un percorso inevitabile

“Ripeto, non ho consigli da dare a chi si trovi a vivere le mie stesse disavventure. Penso che lo stato d’animo migliore, per affrontare il calvario, sia quello dello stoico. Essere pronti a morire e, nello stesso tempo, a cercare di evitarlo o a rimandare l’evento”.

L’autore continua a ribadire la natura narrativa del libro, a mo’ di mantra. Non ha consigli da elargire. Eppure è inevitabile coglierne alcuni, nascosti tra le righe, perché è inevitabile percepire l’inevitabile sofferenza, fisica e psicologica.
Al momento della diagnosi fatica a crederci; la razionalizzazione arriva poco alla volta, durante l’iter. Il culmine? La prima seduta di chemioterapia.
La chemioterapia è l’unica terapia offerta oggi per combattere il cancro. Purtroppo porta con sé effetti collaterali ed invadenti, primo tra tutti la caduta dei capelli e della peluria. Una situazione difficile da sopportare. Porta con sé vari scompensi fisici, anche invalidanti che rendono la vita complicata quasi quanto riesce a fare il tumore.
Pur di avere una speranza, questo diventa un percorso inevitabile.

La serenità, coi piedi di piombo

Un percorso inevitabile per combattere la sofferenza; anch’esso fatto di sofferenza.
Un male combattuto da una terapia; una terapia che da una parte può salvarti la vita, ma dall’altra rimane lì a ricordarti che la vita è cambiata per sempre. Te lo ricorda anche quando non c’è più a farti compagnia con le sue sedute. Il controllo del proprio corpo vacilla; il sistema nervoso è più fragile.
Una vita in salita. Evangelisti non ne fa minimamente mistero. Allo stesso modo, non nasconde una certa serenità nel vivere quest’esperienza.
Sicuramente non è da tutti mantenersi lucidi e attivi quanto più possibile. L’autore mette in gioco tutta la vitalità che gli appartiene e sceglie di non soccombere alla malattia e alle sue ripercussioni psicologiche. Non cede alla depressione. Se cede solo in certi momenti alla solitudine, dettata più dalla forza del proprio carattere che propriamente dalla malattia.


“Aiuta per chi la pensa come me, una frase bellissima fatta incidere da Joseph Fouché, ancora giacobino, sulla cancellata di un cimitero di Lione: “La morte è solo un sonno eterno”.”


Una serena accettazione, mai rassegnazione. Una serenità coi piedi di piombo: difficile averla; pesante da mantenere; necessaria per sopravvivere -non solo alla malattia, ma anche a sé stessi-.

Day Hospital Valerio Evangelisti

Leggi anche: Uscita di sicurezza, di Marco Danielli: le tracce della vita in un libro

Day Hospital: scheda tecnica


Poche pagine per raccontare un’esperienza della portata di un macigno. Le considerazioni dell’autore spezzano il racconto, rendendolo terribilmente più vivo: è giusto l’atteggiamento di certi medici in corsia? Dove termina l’umano e dove inizia il disumano?
Come già ripetuto in precedenza, Evangelisti non nasconde nulla e per non nascondere c’è bisogno di essere franchi; il linguaggio usato è chiaro, schietto, pulito. Linguaggio schietto non equivale a volgare, cioè capace di degradare una tematica tanto importante e delicata.
Nulla è lasciato all’immaginazione del lettore, per cui l’autore spiega tutto: in cosa consistono le terapie; gli esami; le complicazioni, anche quelle più imbarazzanti.
Il tema del cancro viene affrontato a testa alta, ma lasciandogli sempre quella dignità che- purtroppo, è il caso di dire- merita.

Per concludere…


Day Hospital ha concluso il suo discorso. Mi ha detto quelle due cose che si sentiva in dovere di dirmi e spiegarmi. E io, in un certo senso, sto meglio.
Molti dubbi si sono dissipati. Ora ho più chiaro che la solitudine, in determinate circostanze, non è un male. Il vero male, forse, è il silenzio che amplifica tutto.
Ora ho più chiaro che ci vuole poco a confondere l’empatia e la compassione. E non si compatisce mai chi lotta con tutto sé stesso e chi con lui.

Giada Traini


Titolo: Day Hospital
Autore: Valerio Evangelisti
Casa editrice: Giunti
Anno: 2013
Pagine: 109

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.